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Appalti, le partecipate alle prese entro il 15 con gli obblighi di pubblicazione

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norme-e-tributi-slideCon la delibera n. 26 del 22 maggio 2013 l’Autorità di vigilanza dei contratti pubblici ha fornito le prime indicazioni operative per dare applicazione all’articolo 1, comma 32, della legge 190/2012 in materia di anticorruzione, imponendo agli Enti di comunicare all’Autorità medesima, entro la data imminente del 15 giugno 2013, l’avvenuto adempimento di obblighi gravosi e articolati per le stazioni appaltanti. Le maggiori criticità del provvedimento non si annidano sul versante della trasmissione dei dati all’organismo di vigilanza, che, secondo l’articolo 4 della suddetta delibera, si intendono assolti in ragione delle comunicazioni telematiche all’Osservatorio dei contratti pubblici (per i contratti di importo superiore a 40 mila euro) o delle comunicazioni previste dai sistemi SMART CIG e SIMOG (per i contratti al di sotto di tale soglia).

Tale meccanismo, anzi, in coerenza con i principi di semplificazione dell’azione amministrativa, solleva gli Enti da un’inutile duplicazione di procedure, e si rivela nel contempo idoneo a garantire la trasparenza delle informazioni, in armonia con il disposto di cui al suddetto articolo 1, comma 32. Per contro, la delibera n. 26/2013 è invece fonte di un formidabile aggravio amministrativo là dove impone alle stazioni appaltanti di pubblicare sul sito web dei rispettivi enti le informazioni afferenti la scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, con riferimento a tutti i contratti di importo inferiore a 40 mila euro, e conclusi nell’anno precedente.

Tale onere di pubblicazione deve necessariamente aver luogo mediante la tabella riassuntiva indicata all’articolo 3 della delibera, la cui compilazione impone una meticolosa raccolta di dati da effettuarsi nel giro di pochi giorni, dacché, si ripete, il termine per attestare l’avvenuto adempimento è imminente. Si aggiunge che, a decorrere dal 30 giugno 2013, l’AVCP provvederà a trasmettere alla Corte dei conti l’elenco delle amministrazioni che hanno omesso di pubblicare, in tutto o in parte, le informazioni di cui trattasi.

Per quanto riguarda l’esercizio della vigilanza da svolgersi a regime, è poi previsto che tra il 1 febbraio e il 30 aprile di ciascun anno l’Autorità esegua più tentativi di accesso automatizzato agli indirizzi comunicati dagli EntiL’indisponibilità della risorsa ai tentativi di accesso sarà equiparata a un’omessa pubblicazione dei dati e, in quanto tale, sarà oggetto di segnalazione alla Corte dei Conti ai sensi dell’articolo 1 comma 32 della legge 190/2012, dacché l’inadempimento degli obblighi di pubblicazione può essere causa di responsabilità per danno all’immagine dell’Amministrazione, e risulta punito sulla base del regime sanzionatorio previsto dal dlgs 33/2013. Nel quadro di obblighi e sanzioni appena tratteggiato, si ricorda che l’ambito soggettivo di applicazione di un siffatto impianto normativo è molto esteso, in quanto comprende tutte le Pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del dlgs. 165/2001, le società partecipate e controllate ex articolo 2359 del codice civile, nonché le varie Autorità indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione.

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Le società a partecipazione pubblica locale

Ora, se la delibera dell’Autorità n. 26/2013 ha colto di sorpresa gli Enti pubblici, non è difficile immaginare quanto essa trovi sguarnite le società a partecipazione pubblica locale, la cui sorte giuridica è da sempre in bilico tra le regole del diritto pubblico e la disciplina del codice civile. Come si sa, intorno agli anni 2000 l’espansione del fenomeno delle esternalizzazioni dei servizi ha comportato una larga diffusione dei modelli organizzativi sul territorio, da cui è derivato il progressivo abbandono delle gestioni in economia e l’affidamento delle relative attività ad aziende speciali e, in seguito, a società di capitali.

Poi le cose sono radicalmente cambiate nel giro di pochi anni, al punto che, con il venir meno del favor legis per l’impiego dello strumento societario da parte della Pa, si è passati da una capacità generale degli Enti pubblici di compiere atti di diritto privato – ivi compresa la facoltà di costituire società di capitali e di possedere partecipazioni societarie – a una capacità giuridica speciale (e circoscritta) della Pa in materia societaria, limitata all’assunzione e/o al mantenimento delle sole partecipazioni consentite (articolo 3, commi 27 e seguenti della legge 244/2007, articolo 14, comma 32 del Dl 78/2010 e articolo 4 del Dl 95/2012). Da questo (ben diverso) angolo visuale la Corte dei Conti, nel rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2012, ha affermato che la revisione del perimetro delle società pubbliche deve considerarsi un’operazione essenziale non solo per attuare una riduzione della spesa, ma anche per rendere più efficiente l’azione pubblica.

In questa logica, le società partecipate sono state oggetto di interventi legislativi che non hanno esitato in più occasioni ad assimilarle alla Pa, come ha (tra l’altro disposto) l’articolo 2 del Dl 52/2012, convertito in Legge 6 luglio 2012, n. 94 («Tra le Amministrazioni pubbliche sono incluse tutte le amministrazioni, autorità, anche indipendenti, organismi, uffici, agenzie o soggetti pubblici comunque denominati e gli enti locali, nonché le società a totale partecipazione pubblica diretta e indiretta »). Il DL 174/2012, convertito in legge 7 dicembre 2012, n. 213, ha messo il sigillo su questa evoluzione normativa, introducendo il noto sub-sistema di controllo sulle partecipate di cui all’articolo 147 quater Tuel.

Il regime giuridico dei rapporti tra Enti locali e partecipate emerso in questi anni si è caratterizzato, in definitiva, per i limiti imposti dal Legislatore sia al funzionamento delle società pubbliche, sia all’autonomia organizzativa della Pa. La legge 190/2012 in materia di anticorruzione, come integrata dal dlgs attuativo 33/2013, non si è discostata dal nuovo ordine di cose, con la conseguenza che le società partecipate dalla Pa si trovano oggi sullo stesso piano operativo degli Enti locali per quanto riguarda l’obbligo di pubblicazione e trasmissione delle informazioni relative agli appalti.

Tale circostanza mette in rilievo, ancora una volta, che l’impiego delle risorse pubbliche deve necessariamente rispondere ai sani principi di buona amministrazione e di trasparenza, a prescindere dal fatto che la relativa gestione sia condotta direttamente dalla Pa o da una società di capitali in mano pubblica.

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