18122017Ultime notizie:

Scorie nucleari, la Sogin avvia il piano trasparenza

scorieDalla Sardegna alla Puglia, dal Veneto alla Sicilia. Una nuova ondata di ricorsi si sta materializzando contro la mappa dei luoghi “potenzialmente idonei” a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti nucleari di cui l’Italia sta cercando di dotarsi, senza alcun successo, da anni. L’ultima flebile speranza di trovare una soluzione? Ecco l’operazione trasparenza, a due facce.

Il portale. Debutta un sito Internet (www.depositonazionale.it) dove si tessono le lodi dell’operazione e si promette di pubblicare tutto, davvero tutto, ciò che i cittadini avrebbero diritto di sapere. Ed ecco, in parallelo, una mega campagna pubblicitaria: un inno alla massima trasparenza, alle garanzie per il cittadino, ai benefici per le comunità locali in termini di ricadute sugli affari e sull’occupazione. Tv, radio, giornali e social media: la “divulgazione” durerà quattro mesi. Costo: 3,2 milioni di euro.

Il ruolo di Sogin. Il Governo ha affidato l’operazione direttamente dalla Sogin, la società pubblica che ha in mano la bollentissima patata del decommissioning nucleare, ovvero lo smontaggio ormai biblico (è ancora in corso) delle vecchie centrali nucleari italiane chiuse con il referendum del 1987, oltre alla messa in sicurezza delle scorie e la loro gestione insieme ai detriti radioattivi che l’Italia continua comunque a produrre con l’attività medica e industriale. La mappa delle aree idonee, ultimo passaggio prima del dibattito per piazzare il deposito unico, doveva essere pubblicata, al termine di una lunga sequenza di rinvii,nella primavera scorsa. Ma ad aprile l’ennesimo rinvio, per non “turbare” (così aveva pubblicamente detto il governo) le elezioni amministrative alle porte. Ora il nuovo slittamento a fine agosto. Un anno fa il tracciato sembrava essere finalmente segnato con un po’ di chiarezza. Era stato Il Sole 24 Ore a rivelare i contenuti (riservati e confermati ufficialmente solo nei giorni successivi) del documento elaborato dall’Ispra sui “criteri” con i quali costruire la mappa delle aree idonee. Il deposito non sarà sotterraneo-geologico come previsto anni fa nella fallimentare procedura “manu militari” che aveva portato alla designazione per decreto (poi ritirato a furor di popolo) della miniera salina di Scanzano Jonico.

Deposito di superficie. Il deposito, nella versione poi aggiornata del progetto, è diventato “di superficie” con annesso parco tecnologico di ricerca. Costo complessivo stimato (lo conferma anche il nuovo sito Internet): 1,5 miliardi di euro, di cui 650 miliardi per la localizzazione-progettazione-costruzione, 700 milioni in infrastrutture, 150 milioni per il parco tecnologico. Il tutto finanziato con le bollette elettriche. Mentre risorse aggiuntive per un miliardo di euro, da finanziare anche con il contributo dei privati, daranno corpo – nelle intenzioni della Sogin – ai progetti di ricerca correlati.


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