18122018Ultime notizie:

Senza limiti di riservatezza il diritto di accesso agli atti dei consiglieri comunali e provinciali

norme-e-tributi-slideIl diritto di accesso negli enti locali rappresenta lo strumento posto a presidio della trasparenza, ed è variamente declinato dal nostro Legislatore e precisato dalla giurisprudenza amministrativa. Nel nostro ordinamento esistono, infatti, varie forme di accesso agli atti: quello classico di cui alla legge 241/1990; l’accesso civico ai sensi dell’articolo 5 del Dlgs 33/2013; e l’accesso di cui agli articoli 10 e 43 del Tuel. Una pluralità di strumenti che certo renderebbe opportuna una rivisitazione organica di questo istituto, che si misura quotidianamente con i temi della trasparenza, dell’anticorruzione e della riservatezza.

Le differenti strade dell’accesso… Il diritto di accesso classico è quello che presuppone per il suo esercizio un interesse concreto, diretto e attuale in presenza del quale è consentito ai soggetti di conoscere atti e documenti per la tutela delle proprie posizioni soggettive eventualmente lese; diversamente dall’accesso civico che può essere utilizzato liberamente senza obblighi di motivazione nel caso di atti compresi negli obblighi di pubblicazione previsti dal Dlgs 33/2013.

…e quello più ampio riservato ai consiglieri. Rispetto ai due istituti – quello classico e civico – il Testo Unico degli Enti Locali all’articolo 10 sancisce un principio generale di pubblicità degli atti degli enti, più che un diritto di accesso incondizionato. L’articolo 43 del Tuel, ancora, istituisce una particolare categoria di diritto di accesso riservato ai soli consiglieri comunali e provinciali, ai quali riconosce il privilegio di poter ottenere tutti gli atti che possono essere “utili all’espletamento del loro mandato”. Quello del consigliere è quindi un diritto amplissimo, che non incontra limiti né di carattere temporale né di carattere oggettivo.

Casi di giurisprudenza. I consiglieri possono richiedere anche documenti risalenti ad un periodo anteriore all’inizio del mandato (si veda la sentenza del Tar Pescara n. 1100/04) e l’esibizione può riguardare non solo atti, ma anche notizie e informazioni, senza alcuna limitazione derivante dalla loro natura riservata, anche in virtù del fatto che al consigliere è imposto l’obbligo di mantenere il segreto nei casi previsti dalla legge. L’assenza di limitazioni in tema di riservatezza è ribadita anche nella sentenza Tar Campania n. 4004/14, dove i giudici si sono pronunciati imponendo al Comune perfino di fornire al consigliere l’elenco delle domande di adesione a un forum, includendo anche i recapiti telefonici e indirizzi che erano stati oscurati in quanto ritenuti dati sensibili per la privacy.


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