15012019Ultime notizie:

Il Pd di Sorso riparte dalle “palle” e acclama Paolo Delrio segretario

Paolo Delrio

Il Partito democratico di Sorso ha una nuova guida. Paolo Delrio, consigliere comunale nella passata legislatura (nel gruppo dei “Giovani indipendenti”), venerdì scorso è stato eletto per acclamazione da una trentina di iscritti. Nella segreteria molti giovani e qualche veterano. Il congresso sancisce la nascita dell’asse Antonio Spano-Mino Roggio, quest’ultimo ex sindaco di Forza Italia che stringono un patto di ferro per prendere in mano il partito. Malumori fra le minoranze: «Noi convocati a cose fatte».

L’accordo. Per rilanciare un partito che sceglie di non presentarsi alle elezioni è necessario studiare soluzioni straordinarie, a tratti anche stravaganti. Potrebbe essere percepita così, l’unione fra due storie politiche certamente diverse fra loro, vale a dire quelle di Antonio Spano e Mino Roggio. Il primo, ex sindaco di Sorso e oggi direttore generale della Multiss, troneggia solitario nel Pd sorsense da circa 10 anni. Il secondo, che il sindaco l’ha fatto invece fra il 2000 e il 2005 guidando una coalizione di centrodestra, ha affrontato la recente competizione elettorale contro Giuseppe Morghen. Oggi siede nei banchi della minoranza dopo aver perso le elezioni anche a causa del venir meno del sostegno del Pd alla sua proposta di governo.

Il loro accordo ridisegna in qualche modo i confini del centrosinistra a Sorso. Nel patto di “via Europa” (la nuova sede temporanea del circolo) c’è la grande ambizione di far risorgere dalle ceneri il maggior partito della coalizione di centrosinistra. Un’unione sulla quale – all’indomani delle elezioni comunali – nessuno avrebbe scommesso mezzo centesimo, si è invece concretizzata venerdì scorso, o forse prima.

Nessuno scrutinio. Se da una parte i presupposti di una rifondazione del partito sembrano dei migliori (si parla di coinvolgere, aprire il partito all’esterno e più in generale di un rilancio), dall’altra la nuova avventura è partita in maniera particolare. Ufficialmente, le operazioni di voto erano previste fra le 17 e e 21. In realtà di matite e schede non si è vista nemmeno l’ombra e lo scrutinio non si è svolto, ma si è deciso per acclamazione in base a un accordo i cui contenuti (i nomi) circolavano da qualche giorno. Secondo i calcoli di Gavino Demontis – componente del collegio dei garanti inviato dal partito sassarese -, a fronte di una novantina di tesserati i presenti erano circa trenta. C’è addirittura chi sostiene che fossero meno di venti. Fatto sta, che la fumata bianca c’è stata, seppur con qualche polemica da parte di chi si aspettava un congresso differente.

La segreteria. I componenti sono stati scelti fifty-fifty fra i due correntoni in campo. In quota Spano, oltre al segretario Paolo Delrio, entrano Gigi Biosa, Andrea Leoncini, Giuseppe Serra e Alessandra Delrio. La corrente di Mino Roggio sarà invece rappresentata da Anna Pina Ruggiu, Massimo Lizzeri, Mario Satta e Gavino Santona. Stesso discorso per l’assemblea, composta da 20 membri equamente suddivisi fra le due aree. Infine, i delegati selezionati per il provinciale sono Antonio Puggioni, Vittoria Spano, Salvatore Foddai e Michele Meloni.

abacoQuale mozione? Tutta la vicenda pone interrogativi imbarazzanti. Se si pone l’accento sul nuovo che avanza, si dovrebbe spiegare perché durante il congresso cittadino si è parlato di tutto tranne che di politica. Qual è la mozione politica approvata seppur non al voto ma per acclamazione? Ecco, si sappia che a fronte dell’accordo di due capi corrente (con relativi pacchetti di tessere), il segretario Delrio è stato eletto con un mandato politico, come dire, ampio. O meglio, senza alcun mandato. Sì perché di politica non si è parlato, né di progettualità o tanto meno di proposte. In sostanza si è parlato di palle – quelle dell’abaco si intende – e di come spostarle a seconda degli equilibri raggiunti con accordi vecchio stampo. E di far votare i tesserati manco per le palle. È come se alle elezioni di Ollolai (con tutto il rispetto per il comune di Ollolai) ci si presentasse con una lista unica e quindi venisse meno la necessità di dare corso alle elezioni. Un’idea di per sé antidemocratica, cui va aggiunto un dettaglio non da poco: il quorum. Infatti, per il rinnovo dei consigli comunali nei comuni sotto i 15mila abitanti che presentano un unico listone, è necessario che vadano a votare almeno il 50% degli avanti diritto, e inoltre la lista deve prendere almeno il 50% dei votanti.

Lo stesso ragionamento logico, se applicato all’odierno congresso Pd, significherebbe che non hanno votato neanche la metà degli iscritti al partito (una trentina di votanti contro oltre 90 iscritti). Ma il Tuel non si applica alle elezioni per i rappresentanti del Pd. Certo che però il buonsenso…

Resta da capire cosa succederà per le primarie del 26 ottobre, quando verrà eletto il segretario regionale del Pd: sarà interessante osservare, più che la disposizione sul campo delle correnti, quante persone si recheranno al seggio in quel caso.

Giallo sul tesseramento. Le modalità di svolgimento del congresso hanno posto più di un semplice dubbio alla minoranza rimasta esclusa dalla discussione. Si tratta di due piccoli gruppi che constano complessivamente di una ventina di tesserati (su oltre 90 totali): uno che si riconosce nella corrente sassarese di Giacomo Spissu e un altro in quella di Giovanni Giagu. La prima critica riguarda la trasparenza delle attività legate al congresso. «Nel partito non c’è alcuna maggioranza e alcuna minoranza ma soltanto un accordo fra due singole persone raggiunto senza alcun confronto aperto. Non si è proprio votato ma si sono fatte valere alcune decine di tessere appartenenti a persone che non erano nemmeno presenti», ha dichiarato Simone Razzu a La Nuova, messosi a disposizione per un rilancio del partito.

In queste ore c’è chi valuta di richiedere la verifica dei nuovi tesseramenti 2014, soprattutto quelli effettuati online. Si tratta di alcune adesioni sottoscritte in modo massivo e pagate in blocco. Se i dubbi di pezzi della minoranza fossero confermati, le tessere sarebbero da invalidare e il congresso da rifare. «Il sistema deve consentire che i pagamenti online legati al tesseramento possano essere consentiti fino ad un massimo di 5 tessere annuali attribuite alla medesima carta di credito e riconducibili al medesimo nucleo familiare», si legge nel regolamento regionale. Regole chiare, del rispetto delle quali la minoranza ha chiesto conto al Collegio dei Garanti.


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