23032019Ultime notizie:

Il laboratorio di idee, una prima analisi e il tavolo programmatico

logoUna premessa. Per non perdere memoria incalzati dai fatti…

Lo stallo successivo alle elezioni politiche, che ha determinato un governo di coalizione tra il PD, PDL e il Centro dei moderati di Monti di Scelta Civica, è arrivato a fibrillazione.

I moniti di Napolitano, che avevano sortito l’effetto di dare un governo al Paese, sedando e rinviando il confronto politico a data da destinarsi, vivono fasi convulse e la fronda di Alfano e Formigoni in Senato (che consente il Governo), è ripiego politico.

L’Italia vive contraddizioni storiche irrisolte e deve la sostanziale tenuta sociale alla Costituzione; che ha equilibri impliciti immediati e dà alla democrazia stampelle solide per zoppicare dalla Prima alla Seconda Repubblica, con la speranza di arrivare, sua grazia, ad una indefinita Terza.

Può essere la attuale “fase commissariale” della politica un bozzolo di Italia futura?

Gli antefatti. 

L’Europa, in sintesi, boccia Berlusconi per la sua incapacità di dare risposte valide alla crisi economica. Berlusconi sollecita una lettera dalla UE che detti l’agenda di governo all’Italia, consentendogli di far apparire che “altri” – l’Europa e  non lui – impongono i sacrifici.

Si cambia. Il governo Monti è il tutor che l’Europa vuole ed ottiene,  dopo le alchimie di Napolitano per un governo sostenuto da partiti incapaci di proporre opzioni da sottoporre al giudizio elettorale.

Disparate le ipotesi legate al “se”. Oggi si constata un’Italia divisa in blocchi equivalenti, con una legge elettorale capace di “azzoppare l’anatra”, che dà vita ad un sistema bicamerale  ingovernabile nell’impossibilità di dare vita a maggioranze autorevoli, così presupponendo necessaria una differente Costituzione.

Il governo Letta è in carica. Con i risultati di una stabilizzazione politica, di vanificare le richieste di cambiamento (Grillo), di dimostrare plasticamente che le primarie del PD valgono quel che valgono, nessuno richiedendo le spoglie di Bersani in nome della ragion di stato. Ben altro, comunque, per dare all’Italia ruolo internazionale, stabilità dei mercati e stabilizzazione economica, necessari a sopravvivere alle complessità della società globale, portando la nazione fuori dalla recessione? Costruire occupazione, ma dentro un processo strutturale di sviluppo delle tecnologie informatiche, che hanno il fascino atroce di contrarre gli spazi lavorativi. Ma anche dentro i nodi al pettine, finalmente arrivati, della condanna di Berlusconi, nell’imminenza di ulteriori procedimenti a giudicato, grazia più grazia meno, ma con la forza di far apparire e scomparire dal cilindro di Letta il coniglio dell’imu e del voto di fiducia con sofferto travaglio (con la t minuscola …). Anestetizzando le speranze di chi aspetta di sentir “dire qualcosa di sinistra”. Anestetizzando le speranze di cambiamento che traevano forza dal successo del Movimento 5 Stelle, pari, numericamente, al peso elettorale delle coalizioni di centro destra e di centro sinistra. Istanze, condivisibili nel merito, sono evaporate nel metodo.

Il PD, erede di un partito nazionale radicato nel territorio, vorrebbe esprimere attraverso le primarie leader e ceto dirigente esito di un confronto democratico. L’appuntamento del congresso all’8 dicembre.

Così non è per il centro destra: più fan club che partito, ha dipeso dalla capacità di Berlusconi di aggregare quei blocchi sociali moderati (diversificati spesso come sigla partitica) conciliando gli opposti del meridionalismo siciliano con le alleanze strategiche con la Lega. Scopre oggi il dissenso e rischia l’implosione per successione dinastica.

La galassia dei non rappresentati e disillusi, disgustati da una politica cialtrona e mariuola, trova in Grillo il profeta web 2.0 che infiamma le piazze, seppure il consenso “in bianco” si accompagni ad una forte disaffezione elettorale confermata dai dati elettorali nelle regioni Sicilia e Friuli.

Per l’evoluzione europeista lo Stato ha devoluto poteri alla UE e investito la periferia della responsabilità del prelievo fiscale e della spesa. Spezzandosi in questa dinamica, nella pratica, quella piramide che connetteva la base territoriale al vertice dei partiti, dove il rappresentante locale (cui spettava di far valere la legge della rappresentanza) chiedeva  di trasferire risorse dal centro alla periferia anche per sostenere così clientele, in una spirale devastante negli esiti del malgoverno.

Il cambiamento, imposto dai fatti, produce stabilizzazione moderata. Che dicono al governo Letta di procedere con moderata consapevolezza dei pesi della coalizione e degli equilibri imposti da Napolitano e dalla sua agenda dei Saggi.

Le periferie abbiano in se la capacità di produrre ciclo politico. Sagunto vede la regola confermata. Non avrà tutele. Si faccia valere.

Febbraio 2014: Sardegna al voto.

Cappellacci vi arriverà incaprettato da una crisi senza uguali, dalla politica dei trasporti fallimentare, dai tentativi di stravolgere il PPR obbligandosi in endorsement agli arabi del Qatar, gli spot della zona franca.

Vi si arriva con la galassia indipendentista sardista sovranista, alla ricerca dell’unità delle componenti ma con timone a sinistra.

La società civile, disillusa e tentata dal non voto, chiede rappresentanza con la candidatura di Murgia.

Il PD, dopo primarie dal gusto di un brut senza traccia di pèrlage, dimenticato nel bicchiere, rispetta il pronostico e manda Barracciu al gioco del senno di poi: ipotizzabili i muretti a secco delle correnti (un congresso sarebbe stato meglio ieri piuttosto che l’8 dicembre venturo); primarie di coalizione abortite, e le restanti forze della coalizione pronte a ridimensionare il leader PD nella discussione del programma nella quale, parrebbe, i sardisti siano fuori.

Quale politica, dunque, negli enti locali? Dove, a caduta, manca il cemento politico di partiti nazionali che raccordano centro regionale e nazionale agli enti locali territoriali. Quale progetto politico ha il centro sinistra? Gli esempi di Napoli, Milano e Cagliari vedevano primarie di coalizione esprimere sindaci tentare di coniugare il buon governo, dando forza e speranza ad una militanza giovane impegnata nel cambiamento.

Oggi questo governo Letta (si capisce meglio il perché del siluramento di Bersani) obbligo la gestione di risorse scarse; le politiche di salvaguardia del welfare si combinano con la fiscalità locale che dovrebbe garantire il funzionamento della macchina amministrativa e dei servizi, i cui costi vanno rendicontati in termini di economicità efficienza ed efficacia ai cittadini. Si fa strada la consapevolezza che si deve fare sistema per sollecitare le risorse del territorio in forme virtuose.

Intanto prendiamo atto della difficoltà strutturale: Sennori, Castelsardo, Porto Torres, Alghero. Piccolissimo cabotaggio ben lontano degli auspici dell’Area Vasta e dei Piani strategici Comunali.

Il contesto locale sulla scorta del voto delle politiche.

A Sorso – elezioni politiche – contiamo i voti del Movimento di Grillo. Primo partito. Senza rappresentanza. Delega in bianco; piena. Al cui cospetto i partiti, oggi espressione istituzionale, manifestano una condizione di sofferenza. Un PD lacerato e diviso, incapace di iniziativa, imbolsito. Un centro destra imperniato sul PDL in calo elettorale, mentre la forte componente UDC non ha avuto vantaggi (anzi) dall’abbraccio con Monti. Quattro anni prima, invece, il trionfo del PDL: a febbraio l’elezione di Peru in Regione, poi la conquista del Comune con Morghen e Pilo al Consiglio Provinciale. Filotto.

Quali benefici da questa filiera politica di privilegio? Ne discuteremo in dettaglio esaminando il mandato del Sindaco a meno di un anno dalle elezioni. Porremo domande precise.

Quale governance locale? Ci chiediamo nel frattempo. Quale Comune avremo a Sorso per il quinquennio 2014-2019? Quale campagna elettorale nel vuoto realizzativo del PDL?

Un silenzio assordante nel mantra dei luoghi comuni. Ci immaginiamo slogan: disoccupazione, turismo, forse parleremo ancora di Lido Iride…

A sinistra un vuoto imbarazzante di proposta e di persone, caratterizzato da un PD incapace di adempiere ai doveri statutari correttamente: deleghe congressuali espresse senza dibattito e la trasparenza che la regola delle primarie imporrebbe: dèbacle, rotta totale. Silenzio politico: solo timide avances di sedicenti leader, forze minoritarie, candidature vecchia maniera che profittano del vuoto descritto. Numericamente espresso dalle primarie: 230 votanti quando vinse Bersani e 426 votanti che hanno consacrato la vittoria della Barracciu a fine settembre.

Città Giusta è a suo modo officina politica: lo sta facendo. Iniziamo a porre il problema della rendicontazione del mandato al sindaco Morghen. Porremo quesiti analitici. Chiederemo risposte su questi anni di governo inconcludente del centro destra.

Città Giusta nasce come laboratorio di idee e propone tavoli programmatici dove si elabori una proposta politica di dieci anni, umile e forte, rispettosa della fase di ascolto e capace di individuare le risorse del territorio al di là degli enunciati. Proporre politiche attive sul modello della cittadinanza e della democrazia partecipata.

Ci saranno molte auto elettriche e tanti anziani. Tante mamme e tanti bambine e bambini sui quali investire: una scuola formativa con progetti condivisi e una amministrazione sensibile alle loro tematiche; attività produttive da sostenere con forti interventi formativi. Politiche di sistema per offrire prodotti di qualità e buon tempo libero: bar, ristoranti, b&b, campeggi, hotel. Una amministrazione che sfida il presente. Una macchina amministrativa affidabile. Efficace ed efficiente. Consultabile. Oltre la trasparenza amministrativa. Uffici capaci di risposte e di proposte. Non ci interessa una città costruita sulla logica di uno su mille, semmai pensante per i restanti novecento novantanove. Attenta e oculata. Consapevole delle energie rinnovabili diffuse, del riciclo e delle identità culturali. Cittadini capaci di ideare businness.

Daremo ipotesi e proposte per un governo di una città attenta al futuro. Incontreremo le persone. Discuteremo. Costruiremo un programma politico.

Ai partiti del centro sinistra non chiediamo di fare passi indietro. Basterebbe di continuare a stare fermi. Ma al di là delle ironie facili chiediamo di aiutare la nascita di una coalizione di giovani. Donne e uomini per una città solidale, inclusiva e consapevole delle sue potenzialità…

Proviamoci…


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